Perché la
terapia di esposizione può peggiorare ansia e PTSD
GIOVANNA REZZONI
NOTE E
NOTIZIE - Anno XXIII – 14 marzo 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale
di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a
notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la
sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici
selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori
riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.
[Tipologia del testo: RECENSIONE]
L’esposizione
ripetuta e progressiva a una condizione di esperienza che ha generato una
sintomatologia fobica, ansiosa o da stress, allo scopo di ottenere una
progressiva estinzione della reazione patologica, è una delle tecniche
più impiegate nella psicoterapia di questi disturbi. La sua base razionale è
costituita da un ricondizionamento: l’esperienza ripetuta dello stimolo
evocatore di “ansia-paura” associato a un contesto definito “neutro”,
porterebbe il cervello ad estinguere progressivamente il condizionamento
associativo patologico, per effetto del formarsi di una nuova associazione, che
priva lo stimolo del suo significato di “segnale” evocatore del sintomo,
collegandolo costantemente a un’attualità serena e rassicurante.
Non sono pochi, tuttavia,
gli psichiatri che considerano rischiosa la riesposizione dei loro pazienti
agli stimoli generatori dei sintomi, e preferiscono affidare all’esperienza
ripetuta di un’assenza totale di risposte da stress la progressiva
estinzione dell’associazione patologica. Le ragioni di questa prudenza sono
numerose e argomentate su una base teorica, sia psicologica sia
neurofunzionale, la cui esposizione richiederebbe lo spazio di un saggio e,
pertanto, vi dobbiamo rinunciare in questa sede. Ma se l’illustrazione della
base teorica sarebbe troppo lunga per un testo di recensione di uno studio
sperimentale, l’evidenza clinica che la supporta può facilmente essere resa in
estrema sintesi: il training di estinzione per esposizione causa spesso
l’effetto paradosso della generalizzazione della paura a stimoli innocui[1].
Ora, un nuovo studio ha
individuato le basi neurobiologiche dell’effetto di generalizzazione della
paura causata da un training finalizzato all’estinzione per esposizione
nel topo.
Aiqiu Zheng e colleghi hanno scoperto che l’esposizione induce
l’iperattivazione di una via noradrenergica che connette il locus coeruleus
con il giro dentato dell’ippocampo, alterando la funzione che consente
di distinguere le minacce dagli stimoli innocui, a causa di un’eccessiva
inibizione di neuroni chiave via recettori specifici (β1-adrenergico e
α4-GABAA). Bloccando questi recettori, gli autori riuscivano a
prevenire lo sviluppo della paura generalizzata e a conservare l’estinzione.
(Zheng A. et al., Fear extinction induces maladaptive generalization
via noradrenergic and GABAergic systems. Proceedings
of the National Academy of Sciences USA – Epub ahead of print doi:
10.1073/pnas.2521767123, 2026).
La provenienza degli autori è la seguente: Jiangsu Province Key Laboratory of Anesthesiology
and Brain Science, National Medical Products Administration Key Laboratory for
Research and Evaluation of Narcotic and Psychotropic Drugs, School of
Anesthesiology, Xuzhou Medical University, Xuzhou, Jiangsu (Cina); Department
of Anesthesiology, The Affiliated Hospital of Xuzhou Medical University,
Xuzhou, Jiangsu (Cina); Department of Pathogen Biology and Immunology, Jiangsu
Key Laboratory of Immunity and Metabolism, Jiangsu International Laboratory of
Immunity and Metabolism, Xuzhou Medical University, Xuzhou, Jiangsu (Cina);
Experimental Immunology Branch, Center for Cancer Research, National Cancer
Institute, NIH, Bethesda, MD (USA).
Lo studio
qui recensito è uno dei rari esempi di indagine neurobiologica che porta un
contributo immediato alla pratica clinica, definendo il meccanismo
fisiopatologico in termini di sistema neuronico iper-attivato e di recettori
che mediano le conseguenze indesiderate di una prassi terapeutica troppo spesso
adottata, in tutto il mondo, da psicologi psicoterapeuti privi delle conoscenze
neuroscientifiche necessarie a far fronte alle rischiose conseguenze dell’apprendimento
di una reazione di paura generalizzata, causato da una cattiva pratica
terapeutica.
Aiqiu Zheng e colleghi hanno
dunque accertato che, l’esposizione allo stimolo stressante per ottenere l’estinzione
della risposta appresa, può causare paradossalmente la generalizzazione della
paura a stimoli innocui perché attiva il circuito noradrenergico che va dal locus
coeruleus al giro dentato dell’ippocampo (LC-DG).
Vediamo
specificamente cosa accade. Durante il training murino di estinzione,
che corrisponde alle sedute in cui si espone il paziente allo stimolo che ha
causato il suo disturbo, come nel caso paradigmatico del disturbo
post-traumatico da stress (PTSD), aumenta il rilascio di noradrenalina dai
neuroni del locus coeruleus (LC), che stimola i neuroni inibitori
GABAergici del giro dentato (DG), legandosi ai recettori noradrenergici β1,
avviando una cascata di segnalazione PKA/CREB-dipendente, che alla fine porta
all’inibizione dei neuroni a granulo del DG, mediata dai recettori α4-GABAA.
L’inibizione dei granuli del DG compromette la capacità di distinguere le
minacce per l’integrità da stimoli coesistenti ma assolutamente innocui.
I
ricercatori hanno sottoposto a vaglio sperimentale l’ablazione genetica di
α4-GABAA, ottenendo conferma del ruolo essenziale di questi
recettori nella mediazione della generalizzazione della paura. Aiqiu Zheng e colleghi hanno verificato sperimentalmente che
questo grave effetto indesiderato poteva essere prevenuto intervenendo sul
circuito in punti specifici: il blocco dei recettori adrenergici β1
immediatamente dopo l’estinzione, o l’inibizione della segnalazione PKA/CREB
durante la stessa finestra post-estinzione.
I
risultati di questo studio rivelano che il processo di estinzione produce due
conseguenze neurali tra loro in competizione: 1) la soppressione adattativa
della paura e 2) la generalizzazione maladattativa
della paura mediata da LC-DG. I bersagli molecolari identificati e le loro
finestre temporali critiche forniscono un riferimento importante per il
miglioramento delle terapie finalizzate ad estinguere risposte emozionali patologiche.
L’autrice della nota ringrazia
la dottoressa Isabella Floriani per la correzione della bozza e invita alla lettura delle
recensioni di
argomento connesso che appaiono nella sezione “NOTE E NOTIZIE” del sito
(utilizzare il motore interno nella pagina “CERCA”).
Giovanna Rezzoni
BM&L-14 marzo 2026
________________________________________________________________________________
La Società
Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia, affiliata alla International Society
of Neuroscience, è registrata presso l’Agenzia delle Entrate di Firenze,
Ufficio Firenze 1, in data 16 gennaio 2003 con codice fiscale 94098840484, come
organizzazione scientifica e culturale non-profit.
[1] Esistono delle tecniche, alcune
delle quali sono state elaborate dal nostro presidente, centrate sull’evocazione
di un quadro mentale di esperienza positiva nel contesto terapeutico,
nel quale si promuovono processi in grado di indebolire le associazioni
patologiche.